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sabato 5 luglio 2014

Di ritorno da San Siro, dopo aver preso un treno che non passa più….

Esterno notte. Il concerto di Vasco è appena finito e facciamo la coda per il panino da uno dei tanti banchetti all’esterno di San Siro. La colonna sonora è “Ogni volta” e ad un certo punto esplode il coro: prima i clienti, poi i ragazzi dietro al banco, quelli che friggono le salsicce e battono gli scontrini. Tutti insieme. I concerti di Vasco sono anche questo, momenti che sembrano uscire da un film e ti entrano direttamente nel cuore. 

Ieri sera San Siro era pieno, a dispetto della pioggia annunciata e fortunatamente arrivata solo prima del concerto. E’ stata una festa, come sempre quando c’è Vasco di mezzo. Il “prato barboni” a me non dispiace e ieri nemmeno mi dispiaceva la gente che avevo intorno, dal sosia di Stef Burns alla ragazza con gli occhi più belli di sempre. 

Il concerto inizia come un treno e va avanti fino alla fine nello stesso modo. Certo, con qualche momento di stanca, ma per un’analisi un po’ più “tecnica” vi rimando a domani. Audio così così, ma siamo abituati al karaoke. Qualche errore qua e là (Vasco che sbaglia il testo all’inizio di Liberi liberi, una “zappata” incredibile all’inizio di Senza parole), ma cose senza importanza. Perché è l’atmosfera che è quella giusta, è la voglia di festa, di evasione, di vita. 

I concerti di Vasco sono perfetti anche quando non lo sono, perché in ogni caso sono un mondo a parte. Certo, per entrare bisogna avere la chiave, altrimenti si resta fuori a guardare senza capire. I concerti di Vasco sono perfetti, ma hanno un unico difetto: ad un certo punto finiscono. E “ritornare”, ogni volta, è sempre un po’ più difficile.

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