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domenica 6 luglio 2014

Canzone per canzone, dico la mia sul tour 2014

La svolta heavy fortunatamente è più limitata del previsto. Sbandierata, ma limitata. Il “fortunatamente”, sia chiaro, è solo una mia opinione. Se vado a vedere un concerto di Vasco, voglio sentire i suoni di Vasco, per quanto calibrati ovviamente al contesto di un concerto da stadio. 

Non ho ascoltato la rivoluzione annunciata e non me ne dispiaccio. I due nuovi innesti comunque sono entrambi bravi e si sono integrati bene nella band. Non era scontato. Lo spettacolo è bello, lo dico subito. E’ emozionante, come tutti i concerti di Vasco. Ma qua e là qualche pecca c’è. Il post di ieri l’ho dedicato all’aspetto “emotivo” della serata del 4 luglio. L’analisi di oggi invece è più legata al concerto vero e proprio. 

E direi che la cosa migliore è analizzare la scaletta canzone per canzone: 

1) Gli spari sopra: come pezzo di apertura acquista nuova linfa, ottima scelta; 
2) Muoviti: ripescaggio molto riuscito, tiene alto il ritmo, da tanto non si sentiva questa canzone, altra scelta azzeccata; 
3) Qui si fa la storia: alla vigilia ero dubbioso, invece nel complesso mi è piaciuta. Certo, si poteva anche trovare qualcosa di meglio, ma in quel punto non ci sta affatto male; 
4) La fine del millennio: torna a distanza di soli tre anni e si candidata a pezzo “rivelazione” del tour. Fa saltare lo stadio ed allunga un inizio ad alto tasso rock; 
5) Vivere: è il momento di tirare il fiato e cosa di meglio di questa splendida ballata? Mancava da qualche anno, il suo ritorno in scaletta non fa una piega; 
6) Cambia-menti: doveva esserci, per ovvi motivi. Canzoncina allegra, il “parapapa” cantato da tutto lo stadio fa un bell’effetto; 
7) La strega: sulla carta il ripescaggio forse più bello, nella realtà una mezza delusione. Colpa di un arrangiamento sbagliato, che non valorizza il pezzo. La canzone esce moscia, peccato; 
8) Come stai: premetto che non sono un denigratore a prescindere di questa canzone. Mi piaceva all’uscita ed anche oggi se capita l’ascolto senza problemi. Però in questo concerto non c’entra davvero nulla. Troppo troppo sfruttata ed in questo caso non vale nemmeno la scusa che “i classici bisogna pur farli”. Perché questa non è un classico;
9) Manifesto futurista della nuova umanità: rialza il livello dell’energia, giusto riproporla, dal vivo rende ancora bene; 
10) Interludio: due parti nettamente distinte, una più melodica, l’altra decisamente più rock. Voto per la prima parte; 
11) Dannate nuvole: altra canzone che era scontato ci fosse. Non mi fa impazzire, lo confesso, ma l’ho ascoltata con piacere; 
12) Vivere non è facile: mi attirerò delle critiche, ma dal vivo questa è una canzone che “sento” tantissimo. Cosa estremamente soggettiva, sono consapevole che c’è di meglio nella sterminata produzione vascorossiana. Ma sono contento che ci fosse; 
13) Sballi ravvicinati del terzo tipo: rientra in scaletta dopo 15 anni e l’effetto non è male. Ben arrangiata, regala il brivido delle “centomila mani…”. Dico la verità, avrei scelto altro. Ma la sensazione è che sia piaciuta, quindi ha avuto ragione chi ha puntato su questo ripescaggio; 
14) C’è chi dice no: l’annuncio della svolta “heavy riff oriented” mi faceva pensare ad un ritorno della versione “marcetta” che mai ho digerito. Per fortuna, invece, si è scelto un arrangiamento più classico, il giusto vestito per una bellissima canzone; 
15) Stupendo: una di quelle che non manca mai, ma confesso che non mi ha ancora stancato. E’ talmente bella che ci può ancora stare; 
16) Un senso: questa invece avrebbe bisogno di un giro di riposo. Dieci anni di presenza ininterrotta in scaletta sono troppi. Ci sono altri classici che da tempo non sentiamo o che sono stati proposti sempre con il contagocce. Va bene così, Io no, Gli angeli, Vado al massimo, Vivere una favola, Ciao… Le alternative non mancano; 
17) Medley (Cosa vuoi da me – Gioca con me – Delusa – Mi si escludeva – Asilo republic): ormai sembra un giochino, ogni anno ne togliamo una e ne mettiamo un’altra. Fatto sta che bastava un pizzico di fantasia per approntare un medley nuovo di zecca ed eravamo tutti più contenti; 
18) Rewind: lo stadio salta, la gente si diverte, capisco anche che toglierla dalla scaletta sia difficile; 
19) Siamo soli: altra canzone che avrebbe bisogno di un turno di riposo. Vale lo stesso discorso di Un senso: bellissima canzone, ma per una volta se ne può anche fare a meno, visto che le alternative non mancano; 
20) Liberi liberi: a mani basse la canzone del tour. Da sola vale il prezzo del biglietto. Se i “classici” vanno fatti, non si capisce perché questa canzone (che è un super classico ed è fra le più belle in assoluto di Vasco) sia rimasta così a lungo fuori dalla scaletta. Un mistero inspiegabile; 
21) Senza parole: altro ripescaggio graditissimo, dopo una bomba come Liberi liberi era necessaria una canzone così, che non abbassasse troppo la tensione emotiva; 
22) Sally: vedi Un senso e Siamo soli. Bella, bellissima, questa canzone è un capolavoro. La adoro. Ma facciamola riposare un po’ e mettiamone un’altra. 
23) Siamo solo noi (+ presentazione band): poco da dire, una di quelle che dovrebbero esserci sempre. E’ la storia di Vasco; 
24) Vita spericolata: ritorna Facebook e la versione è quella monca del finale. Sembra di capire che la scelta sia di Vasco in persona. Ne prendiamo atto, ma torniamo a chiedere che prima o poi la si riproponga nella versione integrale. 
25) Albachiara: arriva senza un prefinale, se non si voleva ritornare su Canzone, si poteva scegliere qualcos’altro. Che ne so, Ridere di te come nel 2001? Un’idea nuova? Su Albachiara in sé c’è poco da dire, è la canzone della malinconia perché è la canzone della fine. La festa finale con i fuochi e i coriandoli comunque è bella, un tocco di colore positivo. 


Liberi liberi 4 luglio 2014 (con errore iniziale):
 

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