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venerdì 23 agosto 2013

Su Pacifico che dice che in Italia si canta solo Vasco

A volte mi capita – ma un po’ anche mi piace – di leggere il giornale il giorno dopo. Così, finisco con l’imbattermi in notizie curiose che magari, a prima vista, possono passare inosservate. Ieri ad esempio il Secolo XIX ha pubblicato un’intervista a Pacifico (stasera in concerto ad Imperia) intitolata “Che peccato che in Italia si canta solo Vasco”. 

Ecco cosa dice nel dettaglio il cantautore: «…Ci sono, invece, meno canzoni che incidono nell’immaginario collettivo: al concerto del Primo Maggio, ad esempio, tutti cantano Vasco ma le canzoni di altri artisti anche bravi non sono conosciute. Vorrei che ci fossero più portate in tavola». 

Dichiarazione un po’ stringata, forse sarebbe stato necessaria qualche riga in più per approfondire meglio il concetto. Vasco è stato due volte al concerto del Primo Maggio, ma non mi pare che il pubblico abbia disertato le altre edizioni e qualcuno avrà ben cantato anche le canzoni di altri artisti. Però Pacifico, pur partendo da un’angolazione a suo modo critica, indirettamente tocca un punto focale: le canzoni di Vasco sono entrate nell’immaginario collettivo. Più di quelle, anno di grazia 2013, di qualunque altro cantante italiano. 

La riflessione successiva sarebbe quella di chiedersi perché questo sia accaduto. Perché, e in questo credo che Pacifico proprio sbagli, di portate in tavola ce n’è un’infinità. Se Vasco (e non altri o più di altri) è riuscito nell’impresa di veicolare la sua musica ad un pubblico enorme, sempre più fidelizzato, un motivo pure ci sarà. Liquidare il fatto con una presunta carenza di altre portate mi sembra, francamente, piuttosto superficiale. Il menù è ricco di ogni bene. E’ il pubblico, caro Pacifico, che da questo menù, ha scelto Vasco

La relazione, mi verrebbe da dire, è biunivoca: Rossi è entrato a far parte dell’immaginario collettivo, perché, in qualche modo, è diretta emanazione dello stesso. Vasco, prima di far parte dell’immaginario collettivo, lo canta. Questa forse è la vera differenza. Ci sono tanti altri bravi artisti, qualcuno forse anche più bravo di Vasco. Ma nessuno in sintonia con l’anima dei nostri tempi come lui. Questa è stata, ed è, la vera forza di Vasco. Quella forza che altri grandi artisti, ma con tanticchia di puzza sotto al naso, non sono mai riusciti ad avere.

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