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sabato 8 giugno 2013

Soundcheck, ora è (quasi) tutto più chiaro

Che strana sensazione, in 2.000 per un concerto di Vasco. E dietro di noi il vuoto. Quando alle 21.15 il Blasco si presenta sul palco, al ritorno negli stadi dopo due anni di assenza e le vicende a tutti note, i fan sono sparpagliati lungo il serpentone delle transenne, circondati dal resto del prato e dalle tribune completamente deserte. Tutti in gabbia, quella che ora si chiama “prato gold”, tanto per giustificare i biglietti più cari. Non pubblichiamo foto del concerto (quella in alto è presa dalla newsletter della Emi), né la scaletta (che comunque non credo faticherete a trovare sul web) nel rispetto della liberatoria firmata per entrare all’Olimpico. Ma proviamo ugualmente a raccontarvi la serata. 

All’arrivo a Torino ci accoglie la pioggia e tutti malediciamo questa stramba primavera. In compenso, stavolta il fan club (almeno per quella che è stata la mia esperienza) fa le cose per bene: tre sportelli per farsi accreditare e dunque coda di pochi minuti, ingresso allo stadio anticipato di una mezz’ora rispetto all’orario indicato delle 20. In gabbia gironzolano Diego Spagnoli e Stefano Salvati, mentre finalmente il cielo schiarisce. Poco più di un’ora di attesa ed inizia il concerto. Vasco è in discreta forma, sia fisica che vocale, ed ha voglia di cantare. Prima parte di scaletta un po’ così, poi il concerto lentamente decolla. Si battono strade già note, si segue un canovaccio conosciuto: quando si passa ai “classici” la serata prende tutta un’altra piega e non potrebbe essere diversamente. Ognuno si emoziona sulla sua canzone, ma è l’applauso spontaneo che parte all’inizio di “Eh..già”, quando Vasco canta “sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua…”, la vera fotografia della serata. Quella che nemmeno la liberatoria del fan club può impedire di scattare. In quell’applauso c’è il senso di questo tour, l’emozione del ritrovarsi nonostante il tempo che passa, i guai e le cicatrici. 

Dopo due ore ed una ventina di canzoni, cala il sipario: il finale non viene svelato, lo scopriranno  quelli che saranno a Torino domenica sera. A noi basta così. Quella di ieri è una di quelle sere per le quali vale la pena dire “io c’ero”.

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