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lunedì 10 giugno 2013

Le prime considerazioni, tutto sulla data di ieri sera per chi (come me) non c’era

Chi c’era, racconta di un Vasco in formissima. Ne prendiamo atto con felicità. Chi non c’era, un po’ rosica, ma si rifarà un’altra volta. 

Va in archivio la prima tappa del tour 2013, che verrà ricordata anche per la tanta acqua caduta su Torino. L’illusione di una momentanea tregua, ad inizio concerto, è durata giusto lo spazio di un pugno di canzoni. Poi, è ricominciato il diluvio. Ma l’acqua non ha fermato Vasco, né la band, né i fans accorsi all’Olimpico

Ingressi separati per prato e prato gold (chi ha questi tagliandi, appena entra nello stadio riceve il braccialetto d’ordinanza), intrattenimento pre-concerto a cura di Rds, Davide Rossi (yes, il figlio) con le ballerine del “Vasco Rossi Dancing Project” e Tommy Vee, già noto come Tommaso del “Grande Fratello”. 

Qualche cenno sulla scaletta, con la premessa che le mie considerazioni sono relative al soundcheck di venerdì sera. Frase iniziale letta da Diego Spagnoli, poi Vasco compare all’improvviso all’estrema sinistra del palco, sollevato da un elevatore. L’uomo più semplice come inizio ci può stare, ma il trio Sei pazza di me, Non sei quella che eri (errore ormai consueto) e Starò meglio di così (non da live) non aiuta molto ad entrare nel clima del concerto. 

La scaletta si riprende alla grande con Domenica lunatica (con un arrangiamento in parte nuovo), ma di nuovo scende con Come stai (anche in questo caso, arrangiamento un po’ diverso dal solito). Con Quanti anni hai si entra nel vivo del concerto, Siamo soli è onnipresente ma la si ascolta sempre con piacere, Ogni volta la chicca della serata e il Manifesto futurista della nuova umanità (“senza l’aiuto di… di sostanze superiori”) la degna conclusione della prima parte.  

L’Interludio consente a Vasco di rifiatare. Al rientro, classica sequenza: C’è chi dice no (vivaddio, con l’arrangiamento anni ottanta) e Gli spari sopra. Stupendo chiude il trittico dei classici e precede Non l’hai mica capito (“prima o poi lo devi dare”), che Vasco racconta di aver scritto a quindici anni. Poi Eh… già, canzone che acquisisce un nuovo significato alla luce di quanto accaduto negli ultimi due anni, e il Medley: dance con Rewind, dance pure con Gioca con me (che pure sarebbe un pezzo rock), rock da ballare con Delusa (“però quell’Emilio Fede lì…”), rock con Mi si escludeva, quasi punk con Asilo Republic. Bellissima come sempre Canzone, giusta la riconferma nella versione integrale, e bellissima anche Vivere non è facile, per me una delle più emozionanti della serata. 

Seconda pausa e poi I soliti, al debutto live nella versione integrale, e il gradito ritorno di Siamo solo noi, seguita dalla presentazione della band fatta da Diego Spagnoli: divertente l’idea di concedere una battuta ai musicisti, ma nessuno se ne abbia a male, continuo a preferire la presentazione fatta direttamente da Vasco

Venerdì il concerto era stato fermato a questo punto. Ieri sera si è scoperto il finale, Vasco ha deciso di andare sul sicuro: quelle che ha definito le tre canzoni della sua vita e poi l’immancabile Albachiara. Dunque Sally, di nuovo con la band dopo gli anni voce e chitarra, Un senso e Vita spericolata, nella ormai consueta versione tastiere e voce, con finale mozzato (sigh). Albachiara e tutti a casa, pubblico in estasi; stasera si replica, nella speranza (per chi ci sarà) di un meteo più clemente. 



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