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domenica 23 giugno 2013

Di ritorno da Bologna

Da una parte, il piacere di rivederlo su quel palco; dall’altra, la sua voglia di dimostrare (forse, anche a se stesso) di essere ancora in grado di difendere lo scettro. E’ un concerto emozionale quello di Vasco, che funziona nel rinnovato feeling tra l’artista e il suo pubblico. Ma soprattutto nella ritrovata energia che il Blasco riesce a trasmettere e a ricevere, supportato come sempre da una band inappuntabile. 

Alla fine il concerto risulta bello, ricco ed appagante, nonostante una scaletta che si potrebbe discutere all’infinito. Una scaletta che funziona nella parte centrale, ma che paga lo scotto di un inizio perfino difficile da comprendere (salvo l’apertura con L’uomo più semplice che dà un bell’avvio) e di un finale forse troppo “classico” per lasciare un ultimo segno. Vasco si auto-interroga (Come stai? Starò meglio di così), si auto-censura (evitando la canzone più bella dell’ultimo disco, evitando quel “io sto male” che forse ora gli sembra impronunciabile) e si auto-celebra con le tre canzoni “della sua vita” prima di Albachiara. Taglia però l’ormai abituale assolo di Un senso e, ahimè, la parte finale di Vita spericolata, come da ormai consolidata (e mai troppo deprecata) abitudine. 

Si diceva però che questo è un concerto che va oltre la scaletta. E’ il concerto della rinascita e siamo tutti d’accordo. Vasco si permette di citare Omero, ma evita gli imbarazzanti pistolotti del 2011. Torna a far parlare la musica e torna ad incarnarla. A Bologna, poi, è di casa. E quando racconta che Ogni voltal’ho scritta a 500 metri da qui, era il 1980”, sembra davvero di tornare indietro nel tempo, di rivivere in un solo istante i due poli di una vita artistica, dagli inizi carichi di rabbia e speranza, al successo di massa dei nostri giorni. Due ore e mezza di musica e di vita per ritrovare l’essenza dell’artista: spariscono i clippini, le polemiche, la sovraesposizione e la paura. Si dimentica perfino il lungo pre-show “tunz tunz” del quale si potrebbe tranquillamente fare a meno. Resta Vasco, resta la sua inimitabile capacità di dominare il palco, resta la sua splendida musica. E restiamo noi, che in quelle canzoni abbiamo incorporato una fetta della nostra vita. 

Qualche considerazione personale. Nel concerto dei vip (c’erano Valentino Rossi, Marco Materazzi, Maddalena Corvaglia, ma soprattutto Le Donatella), fiero nel “prato barboni”. Come un salto indietro nel tempo, quando alla domanda “dov’eri?”, la risposta immancabile era “poco prima del mixer, un po’ di lato”. Abbastanza vicini al palco per non sentirsi esclusi, non abbastanza per evitare di alzare gli occhi al maxi schermo. In mezzo alla folla, per riscoprire forse anche un senso di appartenenza e condivisione. Questa volta, è stato giusto così.

Ogni volta allo stadio:

Ogni volta dal balcone:

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