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martedì 12 giugno 2012

I panni sporchi si lavano su Facebook

Ci mancava pure la polemica con Solieri. Lo spunto, un’intervista rilasciata da Maurizio al Corriere della Sera, nella quale peraltro il chitarrista nemmeno dice cose particolarmente sconvolgenti. E allora perché questo attacco così diretto di Vasco, che immagino tutti abbiate letto su Facebook?

La mia sensazione è che Rossi abbia colto la palla al balzo per scrivere un qualcosa che covava da tempo, forse da molto tempo. Due ego molto forti a confronto, da 35 anni contemporaneamente a contatto ed in rotta di collisione, entrambi artefici (in tutto o in parte) delle fortune dell’altro, ma schiacciati su due prospettive troppo lontane perché il confronto possa essere paritario. Sassolini nelle scarpe chissà quanti, la storia riscritta dalla tragica morte di Massimo Riva, a seguito della quale Solieri è rientrato nella band senza più uscirne.

Spiace vedere questo confronto sbattuto in faccia ai fans, spiace constatare quanto la fotografia del palco sia lontana dall’immagine della realtà. Ma la cosa che più mi spiace è dover ammettere che Vasco dice in gran parte la verità. E mi spiace perché so benissimo quanto Solieri sia stato importante nella storia di Rossi e perché avrei mille volte preferito che quello che dovevano dirsi (o rinfacciarsi) se lo fossero detti in faccia.

Non è bello parlarsi via web, quando si ha condiviso un pezzo così importante di vita insieme. Eppure Vasco dice la verità, anche se è spiacevole ammetterlo. Perché le canzoni che Solieri ha scritto per lui restano e certo hanno contribuito a scrivere la storia, ma senza il Blasco non ci sarebbe stata nessuna storia. Il nocciolo della questione è tutto qui. C’è un numero uno che dice cose anche sgradevoli, che forse dovrebbe usare più tatto e certo dimostrare più riconoscenza. Ma che comunque è il numero uno, il motore di un’avventura straordinaria, “l’unico insostituibile”. Nelle parole di Vasco c’è rabbia e forse anche arroganza, ma c’è pure un affetto di fondo che è impossibile non leggere. “Caro Solieri”, “io ti voglio molto bene”, “diventiamo fratelli compagni complici più che amici”….

Vasco
mette in pubblico quello che in un privato sempre meno tale era noto da tempo. Poteva evitarlo. Forse sarebbe stato meglio o più opportuno. Ma di fronte alle sue parole, che ormai ci sono, è impossibile non interrogarsi e riflettere. E il primo, credo, chiamato a questa riflessione, è proprio Solieri. Il seguito, se ci sarà, nelle prossime puntate.

Per leggere l’intervista di Solieri cliccare qui: Corriere della Sera

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