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sabato 31 marzo 2012

Romanzo di una strage: dalla Ghisolfa a Rock sotto l’assedio

C’è un film in questi giorni nelle sale di cui, senza credetemi volermi ergere a critico cinematografico, vi consiglio la visione. Si intitola “Romanzo di una strage”, è stato girato da Marco Tullio Giordana, e racconta uno degli episodi più oscuri della recente storia italiana, vale a dire la strage di Piazza Fontana. Ovviamente non mi pronuncio in merito alla ricostruzione storica, non avendo la competenza per farlo. Mi limito a dire che si tratta di un bel film, utile se non altro, in ogni caso, a rinfrescarsi le idee su quanto accaduto a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

Ne parlo su questo blog perché tra le figure di co-protagonista del film c’è anche un personaggio che a lungo ha lavorato con Vasco: Enrico Rovelli (foto a sinistra), che per il Blasco organizzò tutti i tour dal 1985 al 1997. Qualcuno lo ricorderà anche come produttore di Simone. Rovelli (interpretato da Gianmaria Martini, foto in basso) compare in una delle prime scene del film: è uno degli anarchici che frequentano il Circolo del Ponte della Ghisolfa (quello di Pinelli e Valpreda) e finisce in questura per una vicenda legata ai permessi per l’apertura di un locale. Vicenda che lo porterà a diventare un informatore delle forze dell’ordine.

Una ricostruzione che probabilmente non piacerà a Rovelli. Il quale non nega di essere stato un informatore, ma smentisce di esserlo stato già nel 1969. Ecco cosa scrive lo stesso Rovelli a pagina 147 del libro “Vasco in concerto”: “Mi capita di fare ricerche su internet e vedo che circolano ricostruzioni sbagliate sulla mia storia, in cui si dice che ero già un informatore dal 1969, ma non è assolutamente vero, è cominciato tutto dopo”.

Nello stesso libro l’ex collaboratore di Vasco dà una sua versione di questa triste vicenda, che causò anche la rottura dei suoi rapporti lavorativi con Vasco. Una pagina triste: “La rottura con Vasco nel ’97 per me è stato un momento durissimo, anche dal punto di vista personale. Era morto mio figlio e di fatto il lavoro che avevo fatto per parecchi anni era finito. Oltretutto, è nato tutto per una vicenda di quasi trent’anni prima, cioè la questione «Anna Bolena» (era il suo nome in codice come informatore, ndr), il fatto di essere stato un informatore del Ministero dell’interno. Il modo in cui è uscita la notizia, poi, mi attribuiva illazioni come la balla che Dario Fo fosse legato alle Brigate Rosse. Quando Fo gli ha chiesto pubblicamente «ma con che gente lavori?», Vasco si è incazzato soprattutto perché non gli avevo mai raccontato il mio passato, la mia vita. Ma si trattava di una vicenda lontanissima, che non c’entrava niente con lui. Alla fine però mi ha sospeso, anche perché doveva dare una risposta a quella domanda pubblica. Non nascondo che ci sono rimasto molto male”.

Come non mi esprimo sulla ricostruzione storica del film, ugualmente faccio con le parole di Rovelli. Mi limito solo a raccontare questa vicenda, prendendo spunto dal film visto stasera, perché mi sembra comunque significativa e simbolica: da una parte una pagina oscura della storia italiana, dall’altra la bella favola di una rockstar. Due mondi in apparenza lontanissimi, che però si sono in qualche modo incrociati. Ovviamente in modo del tutto inconsapevole per Vasco. Una vicenda simbolica, dicevo. Perché chissà quante altre storie, in apparenza lontanissime, si sono a loro volta incrociate dal quel 1969 che, in qualche modo ha cambiato la storia d’Italia, ad oggi. Ciò che sembra lontanissimo, a volte, ci sfiora la mano.

Solo un ultimo appunto sulla vita di Enrico Rovelli: nel brano citato di “Vasco in concerto” parla della morte di un figlio, Billy, scomparso nel 1997. Nel 2010 il destino gli strapperà un secondo figlio, Davide, a seguito di un incidente stradale. Una storia tragica, la sua.



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