Massimo Poggini: chiavarese, giornalista di Max, autore del più bel libro mai scritto su Vasco. Per uno di quei casi fortuiti della vita che capitano una volta ogni 8.231 anni, e grazie alla fondamentale intermediazione degli amici della Pizzeria Verdi, ho avuto l’onore di porgli alcune domande. L’avevamo annunciata ed ora eccola qua: l’intervista a Massimo Poggini.
Come hai conosciuto Vasco? Ti ricordi il primo incontro?
"Me lo ricordo bene, anche se sono passati quasi trent´anni: era il 9 agosto 1979, un giovedì. Eravamo a Bussoladomani di Viareggio. Io ero un giornalista alle prime armi, lui uno che veniva giù dalla montagna e non se lo filava ancora nessuno. Legammo subito. Forse la scintilla scattò perché ero l´unico, a parte quelli della sua casa discografica, che conosceva le sue canzoni: aveva appena pubblicato il secondo album, Non siamo mica gli americani, e quel giorno cantò Albachiara in playback. Finita la serata, lui e la sua addetta stampa dell’epoca, Marisa Caravati, mi accompagnarono fino alla stazione di La Spezia: io all´epoca abitavo a Chiavari".
Hai seguito molto da vicino i primi anni della carriera di Vasco. Immaginavi quello che sarebbe successo da allora al 2008?
"Ero sicuro che ce l´avrebbe fatta a imporsi, ma per immaginare un successo così clamoroso ci sarebbe voluta la sfera di cristallo. Comunque le basi le ha messe allora, a forza di esibirsi in locali semivuoti. Ma aveva una tale forza interiore che diceva a se stesso: qui tornerò l´anno prossimo e farò il pieno. Cosa che succedeva regolarmente, perché quando lo vedevi in azione ti stregava letteralmente, quindi si innescava il passaparola".
Il tuo libro "Vasco Rossi... Una vita spericolata" a distanza di quasi 25 anni viene ancora considerato una pietra miliare per conoscere il personaggio Rossi. Perché?
"Credo perché è la biografia più esauriente sul periodo iniziale della sua carriera, quella che racconta passo dopo passo i primi successi, ma anche le delusioni e i sogni. Ho avuto la fortuna di frequentarlo assiduamente, e quella frequentazione mi ha permesso di diventare testimone oculare dell’origine di un mito... Vi dò una notizia in anteprima: dopo che un ampio estratto del mio libro è uscito come allegato a Max, a settembre la Rizzoli lo ripubblicherà nuovamente. Questa volta in edizione integrale, con tanto di diario di Vasco e la sceneggiatura mai realizzata del fumetto Bollicione".
Come reagì Vasco quando uscì il libro?
"Quando uscì il libro, la prima reazione di Vasco fu demoralizzante: a chi gli domandava cosa ne pensasse, rispondeva che lo trovava cupo, che non ci si rispecchiava, che c´erano molti episodi che non avrebbe voluto rendere pubblici. Invece i fan lo accolsero subito benissimo e molti giornali gli dedicarono grandi spazi. In ogni caso per un certo periodo i nostri rapporti si raffreddarono. Ma col passare degli anni so che ha cambiato idea. Me lo ha confermato personalmente, durante l´after show del primo dei due concerti che ha fatto quest’anno a San Siro ».
Nel 1998 hai consegnato a Vasco la Targa Tenco. Un premio come tanti altri o per lui ebbe un significato speciale?
"Per lui è stato senz’altro un momento molto particolare: è stata una grande rivincita rispetto ai cosiddetti `addetti ai lavori´ che per troppo tempo lo hanno snobbato: oggi è incredibile a dirsi, ma nei primi anni Ottanta molti colleghi mi prendevano in giro a causa di quella frequentazione e degli articoli che scrivevo su Vasco".
L´artista Vasco Rossi nel 2008 ha ancora qualcosa da dire?
"Certo che ha qualcosa da dire, altrimenti come si spiegherebbero gli stadi pieni e le centinaia di migliaia di copie del disco che continua a vendere".
L´uomo Vasco Rossi nel 2008: cosa rimane del ragazzo che hai conosciuto tanto tempo fa?
"Ovviamente nel frattempo sono successe un sacco di cose: ha tre figli grandi, vive con una donna da vent’anni, mangia regolarmente e a una certa ora va a dormire. Ma le idee, i propositi e la rabbia sono gli stessi. Semmai adesso c´è più consapevolezza, che spesso si traduce in amarezza... Rileggendo il mio libro ho ritrovato alcuni pensieri che Vasco continua a esprimere, magari in forma più compiuta, ma il concetto di base è identico. Sbobinando l´ultima intervista che gli ho fatto, lo scorso febbraio a Los Angeles, continuavo a sorprendermi su quante similitudini ci fossero tra il Vasco di ieri e quello di oggi".
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3 Comments:
bravi!!!!!!!
diciamo che ci vorrebbe qualcosa come un seguito......
sperem
Bel colpo Marco!
Tutto molto interessante!
Alberto
bella storia... anche a me piacerebbe conoscerlo così bene, invece lo seguo da più di 10 anni, ma non l'ho maiincontrato
Ila81
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