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venerdì 18 luglio 2008

Il Pagellone del Tour (Parte Seconda)

Dopo aver dato i voti alla scaletta, tocca ora a chi sul palco è stato protagonista della prima parte del tour. In questo caso niente numeri, sarebbero francamente irrispettosi, ma solo qualche considerazione generale.

Iniziamo ovviamente da Vasco. Il giudizio non può che essere positivo, ha retto bene quasi tre ore di show, senza mai risparmiarsi. E’ inutile rimpiangere il Vasco di vent’anni fa, che mai ritornerà. Non ci sono più le corse, ma c’è la padronanza del palco ed una voglia esibita di vicinanza con il pubblico sicuramente apprezzabile. Memorabili alcuni siparietti, come “Genova per noi” accennata a Genova e l’ossessiva ripetizione di “IO voglio una vita spericolata...” in risposta a Tricarico. L’apoteosi con lo spogliarello finale nelle date di Salerno e Locarno.

Per quanto riguarda la band, promozione a pieni voti per Stef, il Gallo e Matt. Il primo ha infilato una serie di assoli uno più bello dell’altro e si è confermato alla grande come “il chitarrista di Vasco”. Il Gallo, al di là degli indiscutibili meriti musicali, ha stupito con stravaganti abbigliamenti e di fatto si è guadagnato il ruolo di spalla del Blasco nel corso dello show. Matt infine ha picchiato duro sulla batteria, conquistando in breve tempo tutta la platea.


Meno vistoso, ma comunque prezioso il lavoro del Lupo, di Frank e di Clara. Rocchetti è una garanzia, quest’anno ha sfoggiato anche un look sicuramente migliore rispetto agli ultimi tour. Nemola ha arricchito “Il mondo che vorrei” con l’intermezzo di tromba e si è guadagnato anche lui le luci della ribalta. La Moroni ha incassato la bocciatura del medley acustico, del quale in origine doveva essere la protagonista, con Vasco fuori scena, ed ha ricoperto con la solita professionalità il ruolo (per certi versi ingrato) di corista.

Le note dolenti vengono invece da Solieri e Cucchia. Chiariamo subito: non per colpa loro. Il punto è che nel corso dei concerti hanno avuto un ruolo marginale, ed è un vero peccato. Entrambi rappresentano la storia del Blasco e meritano decisamente un ruolo più rilevante sul palco. Vederli relegati ad un ruolo di contorno sinceramente fa male.



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