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venerdì 23 maggio 2008

Grande Vasco, ma Genova delude

Un concerto straordinario, tre ore quasi effettive di musica, un mix di pezzi nuovi, ripescaggi e classici: Vasco ha regalato a Genova una serata splendida, la data zero di un tour che si preannuncia memorabile.

Un regalo meritato? Verrebbe da rispondere di no, vista la freddezza con la quale Genova ha accolto il Blasco. C’era il tutto esaurito, ok, ma non basta. Perché la partecipazione è stata davvero scarsa, soprattutto all’inizio quasi inesistente. Il pubblico non ha mai dato l’impressione di ricevere l’energia che arrivava dal palco, rimanendo per lunghi tratti del concerto impassibile davanti ad uno show epico.

Peccato, perché Vasco ha dimostrato di essere in grande forma. L’ennesima nota di demerito invece deve essere riservata al fans club: organizzazione indecente, senza alcun rispetto per i fans che regolarmente pagano i (non pochi) soldi dell’iscrizione e che magari hanno fatto centinaia di chilometri per essere a Genova.

I cancelli si aprono poco dopo le 17, ma l’area del concerto si riempie lentamente. Non c’è la gabbia ed il sole, apparso improvviso, si fa sentire. Poco prima delle 19 arriva il pullman a due piani con a bordo Vasco. Pochi fans si accorgono delle cosa e corrono verso la transenna, guadagnandosi un rapido e sorridente saluto di Rossi. A ruota arriva la band ed inizia il conto alla rovescia.

Sono circa le 21 quando sul palco sale Diego Spagnoli per annunciare che non ci saranno i giochi di luce previsti. I tecnici, a causa del maltempo, non hanno potuto fare le prove necessarie nei giorni precedenti. Il palco sarà solo “illuminato”. Un particolare che non influirà molto sullo show, penalizzato maggiormente da un audio non sempre buono, con alcuni strumenti molto penalizzati: gli assoli di chitarra, ad esempio, sono usciti a volume bassissimo, come la tromba di Frank Nemola nel mezzo de “Il mondo che vorrei”. Peccato.

Inconvenienti a parte, Vasco ce l’ha messa tutta per ripagare l’attesa dei fans. Le chicche della serata: la sciarpa della Samp lanciata sul palco ed indossata da Vasco, che per qualche istante ha cantato con i colori blucerchiati al collo, e gli accenni di “Genova per noi” e “Vita tranquilla”. Perle di una serata ad alto contenuto rock.

Si parte alle 21.20, Vasco è dietro al palco, ma la sua voce è inconfondibile: cita il filosofo Spinoza ed assicura che porterà la gioia... Poi, parte la musica. Ecco “Qui si fa la storia”, quindi “Cosa importa a me” e “Dimmelo te”. Sono i pezzi più tosti dell’ultimo album, ma il pubblico rimane freddo. Arriva quindi “La noia”, canzone di commovente bellezza, assente da dodici anni dalla scaletta. “Vieni qui” scivola via senza sussulti, mentre “Non appari mai” è un ripescaggio quanto mai azzeccato, impreziosito dal “votiamo tutti Berlusconi” già sentito nel 2003, ma sempre divertente.

Si torna al disco nuovo con “Adesso che tocca a me”, ballata di grande impatto, e quindi è il turno di un altro ripescaggio doc, “L’uomo che ha di fronte”, che però non incendia la platea. “Colpa del whisky” suona piuttosto piatta, mentre con “T’immagini” si tocca una delle vette della serata: Vasco la canta per la prima volta dal vivo e la canzone, impreziosita da un nuovo arrangiamento, si candida a momento cult del tour.

Arriva quindi il turno di “Siamo soli”, classico forse un po’ troppo sentito negli ultimi anni, prima che Vasco si conceda la prima pausa della serata. Sul palco resta la band e parte il medley acustico. Addio agli orrendi interludi degli ultimi tour, regina rimane la musica del Blasco. Dopo un breve strumentale, Clara Moroni prende il comando della situazione ed inizia a cantare, invitando il pubblico a seguirla: “Toffee”, “Ridere di te”, “Brava Giulia”, “Dormi dormi” e “Va bene, va bene così”, una in fila all’altra, ma ancora una volta la platea risponde a metà. Un vero peccato, nelle prossime date il medley acustico avrà una riuscita sicuramente migliore.

Il ritorno di Vasco coincide con “Vita spericolata”, con in sottofondo le tastiere di Alberto Rocchetti. Come negli ultimi anni la canzone viene troncata prima della parte finale, scelta che si fatica a capire. “Gioca con me”, nuovo singolo da oggi nelle radio, è la canzone più divertente dell’ultimo disco, un trascinante rock da ballare, che ovviamente il pubblico genovese non recepisce. Tristezza.

Va un po’ meglio con il medley rock e non potrebbe essere altrimenti. Una vera bomba: inizia con “Ormai è tardi”, quindi un accenno di “Non mi va”, poi “Ci credi”, “Susanna” (!), “Sensazioni forti”, “Deviazioni” (penalizzata da un brutto arrangiamento), “Asilo republic” (intera) e un accenno di “Colpa d’Alfredo”. Un medley da infarto.

Da qui inizia la seconda parte del concerto, quella dedicata ai classici. Ecco allora “Siamo solo noi”, con la presentazione della band di Diego Spagnoli, questa volta vestito da pugile, “Sally”, “Rewind”, “Stupendo” (la nuova intro è però bruttina), “Un senso”, “C’è chi dice no”, “Gli spari sopra” e “Il mondo che vorrei”. Anche il pubblico finalmente diventa un po’ più reattivo, di fronte a canzoni che sono pezzi di storia della musica italiana.

Vasco si concede la pausa più lunga della serata, prima dei bis. Si riparte con “Bollicine”, ancora una volta lasciata cantare al pubblico. Scelta troppo prevedibile, l’unica nota positiva è che Vasco abbandona l’orrenda tuta arancione degli ultimi tour. Quindi un altro classico, “Vivere”, prima di “Senza parole”. Non c’è Gabri, provata negli scorsi giorni ed alla fine rimasta fuori dalla scaletta. Si arriva così al finale, con “Canzone”, cantata anche da Vasco, e l’omaggio a Massimo Riva, questa volta con la frase utilizzata come saluto nel 1999, subito dopo la morte di Massimino. Il finale, ovviamente, è con “Albachiara”, e appena Vasco esce dal palco la gente inizia a sfollare. La band raccoglie gli applausi di chi non ha ancora voltato la schiena al palco, poi cala il sipario.

Un concerto bellissimo che, aggiustato negli aspetti tecnici, incendierà gli stadi. A patto che, su e giù per l’Italia, Vasco abbia la fortuna di incontrare un pubblico diverso da quello genovese. Uno spettacolo così merita molto più calore da parte dei fans.




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